di Walter Veltroni
Poche persone, di quelle che non conosci direttamente, entrano nella tua vita e la cambiano. Gentilmente, come un sussurro, un soffio che spalanca finestre, dentro di te, che non conoscevi e non sapevi di poter aprire.
Ennio Morricone, con la sua musica, ha avuto questa forza o, meglio, questa profondità.
“Sapore di sale” o “Se telefonando” fino alle colonne sonore di “C’era una volta in America”, di “Nuovo Cinema Paradiso”, di “Novecento”, e, per chi ha avuto la fortuna di incontrarla, quella musica assoluta che nel tempo finale della sua vita lo ha ricongiunto con la sua formazione fondamentale, quella del maestro Goffredo Petrassi sono nell’aria del mondo, dentro la storia, dentro l’esistenza di ciascuno di noi.
E ora sono qui, insieme, in questa casa che è nel mio cuore. L’Auditorium, che porta con orgoglio il nome di Ennio, e una delle tre sale principali, che è stata intitolata a Petrassi. Qui dentro, così volemmo fosse con Luciano Berio e Renzo Piano, si suona la musica, tutta la musica, purché sia di qualità. Come ha fatto, attraversando generi e linguaggi differenti, il genio di Ennio.
La Fondazione Ennio Morricone, nata per volontà di sua moglie Maria e della famiglia, si propone di assolvere al compito riassunto, da par suo, dal Presidente della Repubblica con queste parole: “Mettere in valore una così importante figura del panorama musicale mondiale, ampliando al contempo la fruizione del suo inestimabile patrimonio artistico- culturale.”.
La nostra prima intenzione è proprio quella di salvaguardare l’immensa mole di scritti, spartiti, idee, inediti che sono nello studio di Ennio, dove tutto è rimasto come lui l’ha lasciato. Sembra essere andato via da un attimo, per un attimo, proprio come è stato capace di fare nelle nostre vite.
Catalogare, digitalizzare, mantenere integro e sotto la tutela propria del patrimonio culturale il lavoro di Morricone è il nostro primo, fondamentale, compito.
E poi, ma questo è più facile, continuare a tenere viva la sua musica nel rapporto con il pubblico e, specialmente, con le nuove generazioni. La musica di Ennio l’anno prossimo tornerà, anche grazie alla collaborazione del governo e delle istituzioni locali, in quattro piazze d’Italia: Bari, Torino, Palermo e a Roma con un concerto, di questo siamo grati alla sensibilità del Sindaco, nella Piazza del Campidoglio che sarà diretto da Nicola Piovani.
L’attenzione del Presidente Mollicone e di tutti i membri della Commissione Cultura della Camera consentirà, lo speriamo, l’approvazione unanime di una risoluzione per decretare il 2028, centenario della nascita, come “Anno Morriconiano”.
Il tempo non mi consente di raccontare le altre iniziative previste. Faccio una eccezione solo per una, perché so che Ennio ci terrebbe molto, in ragione della sua incrollabile fede giallorossa: un’opera con l’Orchestra di Piazza Vittorio che metterà in collegamento la musica di Ennio e la sua squadra, qui rappresentata da una figura storica e amata in questa città come Claudio Ranieri.
Così oggi comincia ufficialmente il nostro lavoro. A nome del Consiglio d’amministrazione e della segretaria generale Giovanna Marinelli ringrazio la famiglia Morricone per averci voluto affidare il compito di ricordare, in Italia e nel mondo, una persona che tutti noi abbiamo molto amato.
Partiamo con un vero capolavoro, il film che Giuseppe Tornatore ha dedicato al suo amico Ennio. Tenerezza, riconoscenza, amicizia hanno animato un racconto che ha, come è giusto, il carattere epico che descrive la tenacia del lavoro e la libertà della creazione, le vere ossessioni di Morricone.
La conversazione tra loro, pubblicata in un libro imperdibile, si conclude così: Ennio dice “Il problema di chi crea è il solito, è la pagina bianca che ti trovi davanti a cui devi dare una forma, un significato, un cuore. Il piccolo dramma è: come riempio quella pagina? Ecco, lì c’è il pensiero che deve nascere, che deve svilupparsi, che deve andare avanti alla ricerca di tutto, tutto ciò che è possibile e a volte impossibile. Quel pensiero e quel desiderio di osare non devono morire, Peppuccio, non devono morire mai”.
Proprio per dimostrare che quel desiderio non muore e non morirà, siamo qui.
Buon lavoro a tutti noi.