Ci poteva essere, attorno a questo convegno promosso dalla Fondazione Ennio Morricone e dall’ACMF (l’associazione che raccoglie i musicisti che scrivono la musica per i film), la preoccupazione di un arroccamento e forse di una “paura” per l’invadenza dell’AI generativa in un settore creativo così importante e delicato. Dal confronto — che ha impegnato musicisti, registi, produttori, esperti di cinema e del mondo digitale, istituzioni come la SIAE ed esperti di diritto — è emersa, crediamo, una nuova consapevolezza e una più attenta valutazione dei rischi e delle opportunità che le nuove tecnologie si portano dietro.
La giornata del convegno, che si è svolto nella storica e bellissima sala di incisione dei Forum Studios di piazza Euclide — sì, proprio quelli fondati alla fine degli anni Sessanta da Ennio Morricone e tre amici del calibro di Piero Piccioni, Luis Bacalov e Armando Trovajoli, che qui hanno registrato centinaia di colonne sonore e che ancora oggi sono una fucina di musica e di musica per il cinema — è stata aperta dal saluto di Walter Veltroni, presidente della Fondazione Morricone, dai messaggi non formali del ministro del Turismo Mazzi e del presidente della commissione cultura della Camera Federico Mollicone, e da quello del “padrone di casa” Marco Patrignani, CEO dei Forum Studios.
Moltissimi gli elementi emersi: intanto il fatto che i tanti compositori già oggi si confrontano con l’AI e ne riescono a distinguere gli elementi di novità. Nelle due relazioni tenute da Pivio (Roberto Pischiutta, presidente di ACMF, ma anche ingegnere elettronico per formazione e quindi tra gli esploratori più attenti e “provveduti”) e Mainetti è emersa una conoscenza dall’interno dei meccanismi dell’AI e della qualità dell’innovazione, che rappresenta davvero un cambio di paradigma rispetto al passato.
In pochissimo tempo, infatti, i “prodotti” dell’AI (musiche legate alle immagini) hanno acquisito una credibilità che li rende davvero difficili da distinguere dall’opera umana, di cui ovviamente non possiedono gli elementi di novità, l’innovazione, la capacità di uscire dagli schemi. Allo stesso modo l’AI sta intervenendo in molte parti della produzione cinematografica, come hanno raccontato Gianpaolo Letta, AD di Medusa (la casa di produzione e distribuzione del gruppo Mediaset), e Matteo Rovere, fondatore di Groenlandia (una delle società di produzione italiane che più lavorano a contatto con le grandi piattaforme di streaming internazionali), dove l’AI si è affacciata prepotentemente nelle fasi di post-produzione e dove appare estremamente forte in mondi come quello degli effetti speciali e dell’animazione, o — ancora potenzialmente — in quello del doppiaggio, dove l’AI permetterebbe un uso della voce dell’interprete originale in tutte le lingue che si vuole.
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Ad aprire le relazioni, quella di Nicola Piovani (compositore, premio Oscar per La vita è bella), che ha voluto mettere in guardia contro il fatto che quanto più i musicisti si comportano come dei “fotocopisti” — lavorando dentro schemi già collaudati, citando magari anche sé stessi ma in maniera pigra — tanto più l’AI diventa un concorrente. Insomma, un richiamo ad andare dove l’AI non può andare, ovvero all’innovazione, alla rottura con i canoni: tutte cose in cui la lezione di Ennio Morricone è più viva che mai. E ha chiuso in maniera autoironica, raccontando come quasi per gioco abbia chiesto all’AI di scrivere “una musica alla Piovani”. “Ne è uscita fuori una cosa che mi ha lasciato con la bocca aperta, perché non era per niente brutta. Mi sono chiesto allora: che cosa ne faccio? Quasi quasi la deposito alla SIAE.”
Restando tra i contributi del mondo musicale, molti ed estremamente ricchi, ricordiamo quelli di Elisabetta Biganzoli (Managing Director Sugarmusic Publishing & Sugarplay), di compositori come Vito Lo Re e di Alessandro Molinari. Due interventi di registi in particolare hanno voluto ricordare Ennio Morricone: lo ha fatto Stefano Reali, che unisce al suo mestiere di regista una formazione e passione musicale, e Marco Pontecorvo, regista e figlio di Gillo, la cui collaborazione con Ennio è stata straordinaria. Christiano Presutti, esperto di AI e di digitale, ha sottolineato come questa nuova rivoluzione industriale rappresentata dall’AI produca un effetto quasi paradossale. Come il web aveva avuto come conseguenza la “morte dello spazio” — poiché tutto ci poteva apparire come collegato e privo di distanza — allo stesso modo la rivoluzione dell’AI sta determinando la “morte del tempo”: ciò che fino a oggi dava valore a un prodotto intellettuale era il lungo e complesso accumulo di conoscenze, esperienze, verifiche e confronti tra diversi soggetti, un processo che richiedeva lunghissimo tempo e che oggi l’AI compie in pochissimi secondi. Se una volta potevamo pensare che le nuove tecnologie si sarebbero assunte i lavori più difficili, pesanti e ripetitivi, lasciando agli uomini potenzialmente più tempo per lo studio e il piacere, il rischio oggi è che gli uomini finiscano per scavare le buche e le macchine computazionali per scrivere poesie.
Ma se l’allarme “filosofico” non ci deve lasciare indifferenti, almeno due voci — quella di Matteo Fedeli (direttore generale della SIAE) e di Clorinda Abate (avvocato dello studio legale Ponti, specialista nel mondo dello spettacolo) — hanno indicato gli elementi di tutela della creatività umana, dove la parola da sottolineare è proprio “umana”. Il punto di resistenza, hanno detto entrambi partendo da esperienze diverse, è quello di garantire che il diritto d’autore sia riservato esclusivamente a ciò che è creato dall’uomo, anche con l’aiuto dell’AI ma sempre sotto il controllo umano. Questa difesa “antropica” garantisce che il modello di business delle grandi aziende che si occupano di AI sia dirottato in campi diversi da quelli della creatività umana. Qualche segnale comincia a manifestarsi, ma siamo solo all’inizio di un confronto in cui i giganti dell’intelligenza artificiale possono contare su risorse enormi.
Per questo il convegno è anche uno stimolo affinché si mettano a punto normative di tutela del diritto di chi produce opere d’intelletto, uscendo dalla dimensione nazionale ed europea e affrontando il problema su una scala mondiale, visto che i grandi player del settore sono fortissimi in realtà come la Cina e l’India, oltre che negli USA e in Europa.
Insomma, un punto di partenza e un dibattito costruttivo che ora deve consolidarsi puntando ad orientare le nuove iniziative legislative e normative del settore.