Che meraviglia! È la prima cosa che vi troverete ad esclamare quando in sala si riaccenderanno le luci e scorreranno i titoli di coda di Ennio, il documentario sull’indimenticabile Ennio Morricone realizzato da Giuseppe Tornatore. Ecco, per parlare di Ennio – il film documentario firmato da Giuseppe Tornatore che sarà proiettato il 12 dicembre all’Auditorium nel corso della presentazione della Fondazione Ennio Morricone – abbiamo scelto questo incipit di una bella recensione uscita sul magazine on line Mescalina (che al cinema e alla musica dedica grande attenzione). Perché – anche al di là del giudizio critico che è stato caldo e più che positivo – coglie il sentimento di uno spettatore che per due ore e mezzo viaggia dentro la vita, la musica, le passioni e le immagini di questo straordinario maestro.

Cos’è Ennio ? Non è solo l’affettuoso omaggio ad un amico (perché Tornatore e Morricone hanno collaborato per tutta la carriera registica del secondo e hanno condiviso un rapporto di amicizia) ma è davvero un lungo viaggio nella vita e nel lavoro di un musicista straordinario. Costruito con mille testimonianze capaci di restituirci i lati del carattere, la molteplice carriera artistica sembra – citiamo un’altra recensione, stavolta del magazine cinematografico Sentieri selvaggi – costruito “come una partitura musicale giocata sul contrappunto, come amava fare Morricone. C’è l’intervista-fiume che fa da traccia principale, a cui si intersecano le altre voci, che contribuiscono a costruire, rinsaldare, definire la personalità umana e professionale del compositore. Un insieme composito di interviste, brani musicali, ricordi privati e immagini pubbliche, film e spartiti, parole e filmati. Restituendoci una personalità perfettamente tridimensionale”.

Quando parliamo di testimonianze parliamo di decine di persone che hanno incrociato la vita e il lavoro di Morricone o che semplicemente parlano del suo ruolo e dell’impronta che ha lasciato nel mondo della musica (che sia musica “assoluta” o quella da film, che siano le tante canzoni che ha composto, musicato, arrangiato, orchestrato e che compongono la memoria “pop” dell’Italia). Qui ne citiamo solo alcuni – ci scuseranno gli altri – : Bernardo Bertolucci, Carlo Verdone, Dario Argento, Hans Zimmer, Quentin Tarantino, Clint Eastwood, Oliver Stone, Nicola Piovani, Marco Bellocchio, Paolo e Vittorio Taviani, Barry Levinson, Roland Joffé, Bruce Springsteen, John Williams, Joan Baez, Quincy Jones e Pat Metheny, Gianni Morandi, Gino Paoli...

Il documentario è sorprendente e capace di restituirci un uomo serio e ironico, disciplinato (con le sue sedute di ginnastica quotidiana e le sue sveglie all’alba), umile, colto e attento, concentrato e in qualche modo persino “posseduto” dal Dio della musica (sono in molti a dirlo in modi diversi parlando di lui. Ennio è anche molto divertente, perché i mille racconti sulla sua attività sono pieni di vita, di ricordi sorprendenti, di particolari inediti e imprevedibili.

Chiudiamo con una recensione un po’ particolare, quella apparsa sul sito della Società Psicoanalitica Italiana, che di solito si occupa poco di cinema: “Il documentario coinvolgente e calibrato di Tornatore è un susseguirsi di frammenti di film, concerti, interviste, voci di celebri registi, attori, cantanti italiani e internazionali, da cui nasce il ritratto non solo di un artista geniale, ma anche di un uomo attento, intelligente, di poche parole, modesto, esclusivamente dedito alla sua professione, costantemente immerso nella ricerca delle potenzialità espressive del linguaggio musicale e nell’utilizzo di ardite sperimentazioni sul suono. Il “metodo” adottato da Morricone mi sembra abbia una vaga analogia con il lavoro dello psicoanalista, dove sensibilità, soggettività, fantasia, immaginazione, associatività, nel fluire del pensiero, rendono ogni incontro con la persona di cui ci si prende cura irripetibile, contribuendo alla comprensione e alla nascita di una nuova idea di sé e dell’altro.

Il film, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2021 è uscito nei cinema italiani nel 2022. In quello stesso anno ha vito il David di Donatello come Miglior documentario, il Ciack d’oro, il Nastro d’Argento, il Premio Flaiano oltra a molti alti premi e riconoscimenti.