di Mauro Tosti Croce

Da una prima ricognizione effettuata risulta che i materiali che compongono il lascito di Ennio Morricone includono una pluralità di tipologie documentarie che si possono così sintetizzare: spartiti e partiture, appunti e note manoscritte, registrazioni su nastro.
Le partiture e gli spartiti sono redatti quasi esclusivamente a penna nera, con grafia minuta e ricorrenti cancellature. Questi materiali musicali sono stati organizzati dallo stesso musicista in tre grandi sezioni: Musica da film (indicata con la sigla MC), Musica assoluta (MA, comprendete cioè composizioni orchestrali, strumentali, per voce e coro, senza alcun legame con le produzioni cinematografiche), Arrangiamenti (AA, adattamenti di brani musicali a organici strumentali diversi da quelli a cui essi erano originariamente destinati). A tali sezioni se ne aggiunge un’altra, indicata con la sigla CON, contenente copie realizzate da copisti e trascrittori.
Le composizioni attinenti a ciascuna di queste sezioni sono state collocate in 190 faldoni contraddistinti dalle sigle sopra menzionate e numerati consequenzialmente in ordine alfabetico di titolo. Ogni partitura o spartito si trova all’interno di una cartella intitolata al nome della composizione, che spesso comprende anche altri materiali quali varianti, aggiunte, correzioni, schede di minutaggio e assemblaggio con l’ordine cronologico di registrazione. Due rubriche alfabetiche, una per la Musica da film e un’altra per la Musica assoluta, consentono di avere una visione globale di tutte le composizioni presenti nelle due sezioni.
Al di là di questo corpus organizzato sono presenti anche altri documenti non ordinati, di tipo estremamente eterogeneo, comprendenti – oltre a partiture e fogli musicali sciolti, alcuni dei quali probabilmente inediti – materiali preparatori, note manoscritte, appunti, quaderni, lettere, programmi di concerti. Il complesso documentario include dunque, oltre alle partiture complete, una notevole quantità di frammenti, schizzi, abbozzi che consentono di entrare all’interno dell’officina del musicista e di toccare con mano il costante confronto con idee ancora nebulose destinate a sfociare, attraverso rielaborazioni successive, nella stesura finale.
Dell’Archivio fanno infine parte anche circa 700 nastri magnetici, conservati in 72 scatoloni, contenenti la registrazione di tracce musicali che venivano poi assemblate dallo stesso autore per dar vita al prototipo cui far riferimento per la produzione discografica. All’interno dei 72 scatoloni si trovano talvolta schede manoscritte che indicano il modo in cui va effettuato il montaggio delle singole tracce.
Solo grazie a un attento e complesso lavoro di schedatura e descrizione analitica di questi materiali sarà possibile rendere fruibile tale straordinario complesso, garantendone non solo la conservazione, ma rendendolo anche, attraverso un piano coordinato di interventi di valorizzazione, parte integrante del nostro patrimonio nazionale.
In tal modo l’Archivio Morricone potrà inserirsi a pieno titolo nella categoria degli archivi di personalità della cultura. Si tratta di corpi documentari tanto importanti quanto delicati che testimoniano non solo vicende biografiche, ma anche attività creative e contesti culturali e sociali. Diversamente dagli archivi istituzionali, solitamente più strutturati, gli archivi di personalità della cultura appaiono come il riflesso di un percorso che si snoda attraverso le tante variabili e trasformazioni che segnano la vita di un individuo, di cui restituiscono non solo la dimensione più intima e personale, ma anche, come nel caso di Ennio Morricone, la multiforme attività di un artista in grado di parlare con immediatezza un linguaggio universale.