Roberto Pischiutta, che tutti conoscono come Pivio, compositore, musicista, autore di tantissime colonne sonore, è il presidente dell’ACMF, l’Associazione Compositori Musica per Film. L’Associazione e la Fondazione Ennio Morricone hanno promosso insieme un convegno che si terrà il 17 aprile a Roma dal titolo “La Musica per Film ai tempi dell’AI”. Con lui parliamo di questo appuntamento, ma prima di come è nata l’Associazione e del suo legame con Ennio Morricone.

Ci vuoi raccontare come è nata ACMF?
L’associazione nasce nel 2017. In realtà c’erano stati tanti tentativi precedenti, con più o meno lo stesso nucleo che poi ha effettivamente creato l’ACMF – tutti abortiti. Peraltro sembra la replica di una storia che ci ha raccontato Ennio Morricone quando siamo andati a trovarlo per offrirgli la carica di presidente onorario: lui stesso diceva che negli anni ’60/’70 aveva provato più volte a trovare un punto di unione tra compositori, per portare avanti le stesse istanze che porta avanti ACMF ormai da quasi dieci anni. Ci raccontò di non esserci mai riuscito.
Invece noi nel 2017 ce l’abbiamo fatta, probabilmente perché stavamo affrontando uno dei periodi più oscuri per la nostra attività: nei momenti di difficoltà le persone tendono a cercare un punto di unione per rendersi più forti. Era la consapevolezza che si stava arrivando a un punto di svolta – che poi si sta riverberando ancora oggi – legato al fatto che la nostra professione stava perdendo posizioni nel mercato. Il fatto che non venissimo riconosciuti quali autori di un’opera cinematografica la dice lunga, perché noi siamo a tutti gli effetti autori cinematografici. Il paradosso è che la nostra era una delle categorie meno valutate, in termini di riconoscimento, nel mondo del cinema.

Alla fine ci siete riusciti e ha portato dei risultati?
Sì, questi quasi dieci anni cominciano a dare frutti, di cui credo Ennio sarebbe molto contento. Siamo stati finalmente accreditati al ministero come associazione e siamo coinvolti negli incontri per discutere di tax credit insieme a tutte le altre associazioni di autori cinematografici. Alle Giornate degli Autori di Venezia, dall’anno scorso, siamo presenti in quanto autori.
È una battaglia che stiamo piano piano vincendo. Rimane ancora tanto spazio da occupare – la percezione della nostra posizione non è ancora consolidata – però iniziamo a vedere un po’ di luce. Di tutto questo con Ennio abbiamo parlato tante volte: era molto preoccupato, e molto arrabbiato, per la scarsa sensibilità verso le nostre istanze.

È bello che Ennio, che era uno di quelli che aveva raggiunto ormai una fama mondiale, si facesse carico anche dell’essere un pezzo di una categoria più larga. Questo era un tratto del suo carattere…
Certo, e non abbiamo avuto nessun dubbio ad andare da lui a chiedergli di essere il nostro presidente onorario. Anzi, dopo la sua scomparsa abbiamo deciso che lo sarà per sempre: finché dura questa associazione non cambieremo il nostro presidente onorario.

Veniamo più strettamente al convegno, cioè ai temi dell’attualità, ai problemi nuovi che chi fa musica per il cinema si trova ad affrontare. C’è questa novità dell’Intelligenza Artificiale, che è una novità generale ma che ha un impatto molto specifico su questo mondo. Come tutte le innovazioni ha molte facce. So che in molte funzioni tecniche viene già regolarmente usata anche dai musicisti (nelle fasi di registrazione, di mixaggio eccetera). Ma c’è un allarme per un uso diverso che nega l’esistenza di un autore vero alla musica. È qui la preoccupazione?
Il termine “intelligenza artificiale” di per sé non chiarisce abbastanza. Esistono tanti modelli di AI: quelli che riteniamo pericolosi sono quelli generativi, che permettono di bypassare l’aspetto autoriale affidandolo a una mera definizione di termini. Da un semplice prompt si ottengono risultati concreti, grazie alla forza di calcolo che questi strumenti hanno ormai raggiunto.

È un fenomeno che peraltro si intreccia a grandi novità non tecnologiche, ma economiche e legate ai meccanismi produttivi del cinema, della fiction e delle serie – che ormai rappresentano probabilmente la parte maggioritaria delle risorse e delle quantità di lavoro – e che rende la posizione di chi compone sempre più complicata, difficile e fragile?
Sì. I tempi di risposta richiesti dal mercato sono sostanzialmente immediati, mentre il lavoro dell’autore ha bisogno di sedimentazione, di discussione interna ed esterna, con tutte le figure che partecipano alla fase creativa. L’AI generativa bypassa questi momenti di interiorizzazione: fornisce modelli compositivi immediati a costi non paragonabili, vista la qualità raggiunta. Ma la cosa che mi colpisce di più è un’altra: a tutto ciò che è composto dall’AI manca l’errore. Queste macchine non sbagliano, e lo sbaglio invece è ciò che caratterizza l’autore. C’era un esempio perfetto in un’opera di Ennio Morricone, La leggenda del pianista sull’oceano: il protagonista si ritrova a suonare su un pianoforte difettoso, con un tasto che si incastrava. Usare quell’errore era ciò che rendeva speciale quella musica. È un elemento chiaramente umano, e l’AI lo smarrisce.

Eppure davanti a un’innovazione così dirompente è difficile dire solo di no…
Dobbiamo imparare a conviverci, non possiamo banalizzare dicendo “non la si usa, fine”. Dobbiamo farci i conti sapendo che, accanto a una generazione di autori abituata ad affrontare il tema sul piano etico, c’è una generazione con una formazione diversa. Bisogna evitare che chi ha tenuto un atteggiamento responsabile venga tagliato fuori dai meccanismi produttivi. È un argomento molto complicato.

Quale è la posizione dell’ACMF?
Da un lato lavoriamo sulla sensibilizzazione, cercando di far acquisire ai compositori maggiore consapevolezza: usare questi meccanismi senza regole rischia di tagliare le gambe a molti. Dall’altro, con realismo, cerchiamo di ottenere un confronto che spinga verso un uso responsabile di queste innovazioni.

È così che va letto il convegno promosso da Fondazione Morricone e ACMF, che vuole essere un’occasione di confronto tra molte parti e coinvolgere anche le istituzioni?
È il nostro intento. Spero che da questa discussione – con le istituzioni presenti – venga fuori qualcosa che vada oltre gli slogan. Nella discussione che ha portato alla ratifica della legge sull’utilizzo dell’AI ho visto troppo schieramento e poca analisi seria: un eccesso di posizioni mediatiche a scapito della complessità dei problemi. La legge ha parti positive – penso alla medicina, alla pubblica amministrazione – ma sul tema della creatività e del ruolo degli autori ci lascia insoddisfatti, dando troppo spazio a un uso non regolato dell’intelligenza artificiale. Questo confronto potrebbe essere utile a cambiare le cose.