Essere un premio Oscar e finire “citato” in un altro film che vince il premio più ambito nel mondo cinematografico. È successo a Ennio Morricone la cui musica “spunta” tra le immagini di La battaglia di Algeri, il capolavoro di Gillo Pontecorvo che compaiono sul televisore di Leonardo di Caprio in “Una battaglia dopo l’altra” film premiatissimo nella notte dell’Academy.
Non è una citazione casuale. A sottolinearlo è Paul Thomas Anderson, autore del film tratto da un romanzo di Thomas Pynchon: “Non l’ho fatto solo perché adoro quel film, ma perché è diventato molto più di un film. È diventato un manifesto, un grido di battaglia. Come un coro da stadio che ti galvanizza. Negli anni Sessanta molti gruppi reagirono a quel film, fino al punto che c’era gente che dall’America volava ad Algeri come rifugio. Anche i Black Panthers andavano lì: era una storia comune. Mi piaceva l’idea che Bob, ex rivoluzionario, la sera sul divano si divertisse di più a fumare, bere tequila e guardare La battaglia di Algeri per la seicentesima volta”. Per quel film epocale Gillo Pontecorvo fu candidato all’Oscar per la miglior regia e la migliore sceneggiatura nel 1969, segno che anche allora Hollywood magari non lo premiò ma si era accorta del valore di quel film.
E Morricone? La Battaglia di Algeri fu il primo film di Pontecorvo per cui compose la colonna sonora (per l’esattezza le musiche portano la firma di Morricone insieme a quella di Pontecorvo) una collaborazione tra amici “difficili”. Ricordando Gillo dopo la sua scomparsa in una intervista a Michele Anselmi Morricone raccontò così il lavoro su La Battaglia di Algeri quando sia lui che il regista, senza molto soddisfazione reciproca si proponevano delle musiche. “A lui non piacevano le musiche che gli avevo proposto, – raccontò Morricone – a me non piacevano le sue. Ma il tempo stringeva, c’era da decidere. Una notte Gillo ebbe l’ispirazione, così almeno disse. Registrò al magnetofono una melodia e si precipitò a casa mia per farmela sentire. Salendo le scale continuava a fischiettare quelle note. Non mi fu difficile memorizzarle, sicché quando entrò in casa, lo anticipai così: ‘Credo di aver trovato anch’io l’idea giusta’. Mi misi al pianoforte e gliela rifeci pari pari. Lui rimase basito. Gli dissi, con una calma olimpica, che dopo un mese passato a discutere di quel tema, evidentemente eravamo sulla stessa lunghezza d’onda. Lunghezza d’onda un corno, protestò. Non si capacitava. Arrivò a ipotizzare qualcosa che avesse a che fare con la trasmissione del pensiero. Poi se ne andò, perplesso ma soddisfatto».
E quella complessa e splendida collaborazione Morricone l’ha raccontata anche in una chiacchierata video con Citto Maselli con ricordi sorprendenti.