Non passa giorno che il mondo dell’Intelligenza Artificiale e delle sue applicazioni non faccia notizia. Eccone due, apparentemente di segno opposto, ma che riguardano in qualche modo il tema del rapporto tra musica e AI, a cui la Fondazione Ennio Morricone e l’ACMF, Associazione Compositori Musiche per Film, hanno dedicato un convegno che si svolgerà a Roma il 17 aprile. La prima solleva problemi e preoccupazioni.
In molte classifiche americane e internazionali ha fatto la sua comparsa un artista, un cantante di Rhithm and blues con una voce che ricorda un po’ Otis Reading e molte altre stelle del genere che di nome fa Eddie Dalton. Il suo profilo su facebook raccoglie centinaia di migliaia di follower, messaggi e mi piace per ogni suo post che corrisponde ad una nuova canzone. Ebbene Eddi Dalton, che nelle immagini appare come un bell’uomo dai capelli brizzolati ripreso sempre di profilo con in mano un microfono vintage, semplicemente non esiste. È una voce (e una immagine) generata dall’IA, che canta canzono anch’esse generate dall’intelligenza artificiale ma che somigliano a mille successi del passato.
La storia è clamorosa e recentissima: non è una persona reale, ma nonostante questo ha raggiunto il numero 1 su iTunes con ben tre brani nella top 10, e uno dei suoi video su YouTube ha superato un milione di visualizzazioni. Su Showbiz411 Dalton è descritto come un cantante R&B dalla voce vellutata, che ricorda Otis Redding e un mix di stelle del blues come BB King. Tutto questo materiale generato dall’AI proviene da una società chiamata Crusty Tunes, con sede a Greenville, nella Carolina del Sud, che si occupa da qualche anno di musica generata dall’AI. “Eddie” è però il loro primo numero 1. Oltre a lui, la stessa etichetta avrebbe prodotto altri artisti-AI sospetti, tra cui Dallas Little, Cody Crotchburn e Cade Winslow. In una settimana, Eddie Dalton ha già oltre 230.000 follower su Facebook. In una sola settimana i suoi brani hanno totalizzato 525.000 stream.
Un caso che sta sollevando un dibattito enorme nell’industria musicale: cosa succede ai musicisti in carne e ossa? E potrebbe candidarsi ai Grammy?
Di segno opposto la notizia che invece riguarda Sora. Per chi non la conoscesse Sora era una società creata da Open AI per le generazioni di video attraverso l’AI. Ebbene dopo un avvio promettente ora Open AI ha annunciato di volerla chiudere il 26 marzo. Perché? Sora era un pozzo di senza fondo di costi ma che nessuno usava davvero. Il contatore di utenti aveva raggiunto circa un milione al picco, per poi collassare sotto i 500.000. Nel frattempo, l’app bruciava circa un milione di dollari al giorno perché la generazione video è enormemente costosa in termini di chip.
La decisione fa parte di un più ampio cambio di strategia: OpenAI vuole concentrare le risorse computazionali sugli strumenti di coding e sui clienti enterprise.
E in più una crescente voce critica di gruppi advocacy, accademici ed esperti aveva sollevato preoccupazioni sui deepfake non consensuali e sulle immagini realistiche di personaggi pubblici. OpenAI era già stata costretta a intervenire su creazioni che ritraevano Michael Jackson, Martin Luther King Jr. e Mister Rogers rappresentati in modalità assurde o offensive. La chiusura in concreto: avviene in due fasi — l’app web chiude il 26 aprile 2026, mentre le API seguiranno il 24 settembre 2026. OpenAI invita gli utenti a scaricare i propri contenuti prima di quelle date.
C’è anche un risvolto clamoroso: Disney aveva impegnato un miliardo di dollari nella partnership, e ha scoperto la chiusura di Sora meno di un’ora prima dell’annuncio pubblico.
Insomma, la creazione di video (per altro utilizzando anche immagini tratte da film, perché a questo serviva l’accordo stipulato con Disney) che magari mescolassero immagini realmente riprese dagli utenti a spezzoni o personaggi di film con “sceneggiature” dettate all’AI ha per ora portato più costi e problemi di quanto non abbia generato interesse e profitti.